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Filastrocche
La nascita e la storia delle filastrocche
Gli studiosi di letteratura popolare,
a partire dal 1700, hanno raccolto in antologie le filastrocche che fino
a quel momento erano state tramandate solo oralmente di madre in figlio,
di compagno in compagno e che perciò, nella maggioranza dei casi
erano in dialetto. Studiando il materiale a loro disposizione, questi
studiosi hanno cercato di spiegare l’origine delle filastrocche,
male risposte sono state diverse.
Secondo alcuni studiosi la ripetizione di determinati suoni nella filastrocche
nasce dai rapporti che si stabiliscono tre madre e figlio fin dalla nascita.
I bambini, infatti ripetono duplicandole, le sillabe che la mamma pronuncia
per avviare l’apprendimento del linguaggio ( mam-ma, pa-pa, coc-co,
pap-pa, ecc.). In questa specie di gioco di affettuose relazioni, prendono
forma delle catene di suoni che diventano uno degli elementi costitutivi
delle filastrocche.
Altri studiosi affermano che alcune filastrocche derivano da antiche formule
magiche, forse dai responsi ambigui degli indovini, da vecchi riti e cerimonie
andati perduti col tempo e perciò, oggi, incomprensibili.
Gli studiosi, poi, classificando i testi popolari in base al loro scopo,
hanno potuto stabilire che le filastrocche svolgevano soprattutto una
funzione educativa, servivano cioè ad accrescere le conoscenze
dei bambini e introdurli a poco a poco nel mondo degli adulti. Alcune
filastrocche, per esempio, dovevano far apprendere i nomi delle parti
del corpo, o quelli dei mesi dell’anno, o contenevano elenchi di
oggetti: tutti strumenti per aiutare i bambini a dominare la realtà
circostante, arricchire il linguaggio e sviluppare la capacità
di osservazione.
Altre filastrocche servivano a tramandare
le tradizioni che la comunità aveva elaborato nel corso dei millenni:
Gli scongiuri, per esempio erano vere e proprie formule magiche che la
gente pronunciava nella speranza di allontanare malattie o fenomeni naturali
dannosi ( siccità gelo, ecc. ). Nel corso dell’ ‘800
e del ‘900 gli studiosi hanno continuato a raccogliere questi testi
popolari con lo scopo di salvarli dalla dimenticanza.
Per quanto riguarda l’Italia occorre rilevare che, tra la prima
metà dell’ ‘800 e la seconda metà del ‘900,
sono avvenute profonde trasformazioni sociali: molte persone si sono spostate
dalla campagna alla città, dal sud al nord, cambiando mestiere,
ma soprattutto modi di vita.
Il livello di istruzione si è
elevato, ora tutti sanno leggere e scrivere, l’istruzione non è
più affidata solo alla famiglia o agli anziani, ma alla scuola,
il dialetto è quasi scomparso a favore della lingua italiana, costituiscono
fattori che hanno portato a considerare meno importante la tradizione
popolare; per questi motivi i testi tramandati dalla tradizione popolare
sono stati considerati meno importanti e la tradizione orale va perdendosi
con il rischio di smarrire un patrimonio culturale antico di secoli. Tuttavia,
a prestare attenzione, ancora oggi , anche se in misura minore del passato,
le filastrocche e le conte sono vive, hanno una funzione, soprattutto
tra i ragazzi, e sono state recuperate, oltre che dagli studiosi, da scrittori
contemporanei, che si cimentano in questo genere di scrittura con successo.
Quando, ancora oggi, i ragazzi si trovano insieme a giocare e devono decidere
chi deve “stare sotto”, o chi deve dare l’avvio al gioco,
ricorrono alle conte ( chi non ricorda o non ha mai utilizzato la filastrocca
delle “tre civette sul comò che facevano l’amore con
la figlia del dottore?”).
Nelle sfide tra ragazzi compaiono spesso anche gli scioglilingua: servono
a stabilire la velocità di parola, misurare la scioltezza linguistica,
e provocano ilarità a ogni errore e cambiamento di senso.
Un altro tipo di testo che ha mantenuto
la sua funzione nel tempo è la ninna-nanna. Ancora oggi, le donne
che cercano di addormentare i poro piccoli fanno ricorso spesso al patrimonio
di filastrocche ereditato dalla famiglia e diventato parte integrante
dell’esperienza personale. Le ninne nanne cantilenate hanno infatti
la funzione di tranquillizzare i piccoli e permettere loro di addormentarsi
tranquillamente.
Le filastrocche mantengono una loro funzione anche in ambito scolastico;
educano alla creatività, sviluppano la fantasia, abituano l’orecchio
al ritmo e ai suoni. Aiutano a prendere confidenza con la lingua, giocando
con essa, e a formulare poesie e suoni inventati o riscoperti con la fantasia
e l’esercizio personale e collettivo della creatività.
La musicalità della composizione, infatti, è fondata sulla
rima, sulla ripetizione di versi ed espressioni, sul gioco di invenzioni
fantastiche che sollecitano nel bambino ulteriori percorsi di fantasia,
tanto che alcune filastrocche potrebbero essere continuate dai bambini
stessi in un susseguirsi di giochi divertenti fatti di parole e fantasia.
La tradizione che viene da lontano è testimoniata da filastrocche
di origine dialettale, diffuse nella tradizione popolare, a volte trascritte
in musica per diventare canti significativi del tempo e dell’ambiente.
Di una stessa filastrocca esistono
più varianti a seconda delle diverse aree geografiche. Queste varianti
sono state raccolte e trascritte da studiosi delle tradizioni popolari,
che cercano di conservare la testimonianza di testi la cui conoscenza
va pian piano scomparendo nella memoria delle persone.
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